Stamattina sono emozionata.
Vado per la prima volta a fare un laboratorio di scienze in una scuola dell’infanzia… bilingue.
E già qui:
che figo.
Ma anche: perché bilingue?
Cioè… i bambini parlano italiano e inglese?
Speriamo.
Perché io… con l’inglese… come dire…
sono sempre stata una capra con certificazione ufficiale.
Con le scienze me la sono sempre cavata.
Con le lingue… boh.
Andavo un po’ a intuito, un po’ a gesti, un po’ a “speriamo bene”.
Arrivo. E parte subito una leggera ansia da prestazione.
Ok, forse non leggerissima.
“Che onore… spiegare la scienza a menti così giovani, così curiose…”
penso.
Respiro.
Ok. Sono pronta, entro.
E… wow.
Ma che posto è?
Colori ovunque, energia, risate.
E poi:
“GOOOOOOOD MOOOOORNING!”
Un coro di vocine allegre, squillanti, potentissime.
Io mi blocco.
Oddio. E adesso? Come rispondo?
“Good… ciaooo!”
Silenzio.
Un secondo.
Poi risate.
Perfetto.
Ho appena inventato una nuova lingua: l’italenglish.
Però oh… ghiaccio rotto.
Arriva un’educatrice, mi parla in italiano (GRAZIE UNIVERSO) e mi accompagna nel salone centrale.
Intanto un’altra educatrice, in inglese, invita i bambini a sedersi in cerchio.
Non capisco tutto…
ma quel poco che capisco mi basta per fingere sicurezza.
I piccoli scienziati si siedono.
Mi guardano.
Occhi enormi. Curiosi. Luminosi.
L’ansia risale.
Tipo onda.
Poi una bambina mi prende la mano e mi dice:
“Sono così felice di fare scienze!”
Fine.
Io mi sciolgo, completamente.
Ciao ansia.
Non sei più invitata.
E parto.
Parlo, mostro, spiego.
E loro? Uno spettacolo!
Domande.
Ipotesi.
Conclusioni.
Ragionano meglio di certi adulti che conosco.
Mi stupiscono. Mi fanno ridere.
E a un certo punto ho un sospetto:
forse sto imparando più io da loro che il contrario?
Una lezione bellissima.
Di quelle che ti restano addosso.
Poi… OH NO.
È già ora di salutarsi.
E lì succede.
I bambini si avvicinano.
Tutti. In massa.
Un po’ troppo in massa.
E poi sento:
“BEEEE”
“BEEEEEEE”
“BEEEEEEEEEE”
Panico.
Mi giro verso l’educatrice e chiedo, seria:
“Scusa… ma… perché stanno belando tutti?”
Silenzio.
Poi… risata generale.
Io non capisco.
L’educatrice, con una calma olimpica, mi dice:
“Stanno dicendo back… così si spostano un po’ più indietro.”
Ah. Certo.
Back.
Io: pecore.
Loro: inglese.
Perfetto.
Coerente con tutta la mia performance linguistica di oggi.
Ho iniziato con “Good ciaooo”
e finito con “perché belano”.
Direi un percorso completo.
Però una cosa è certa:
questi bambini mi hanno fatto capire che forse…
è arrivato il momento di rimettermi a studiare inglese.
Ma soprattutto:
che è incredibile quanto possano essere curiosi, brillanti e pronti al mondo… già così piccoli.
E tu hai una storia al nido che hai voglia di raccontarci?
Scrivici a: spuntini@frasiformazione.it